Questioni sconosciute..

Credo sia ancora vivo in ognuno di noi il ricordo di quanto accaduto a Sanremo qualche giorno fa.

Un uomo, già indagato in passato per un omicidio, uccide la sua ex fidanzata, dopo averla più volte importunata.

Ecco allora che fioccano polemiche da ogni parte nei confronti del Pubblico Ministero che non chiese la custodia cautelare nei confronti del suddetto assassino per la precedente imputazione omicidio. Uno dei responsabili della Polizia locale prontamente si affanna a divulgare ai media il proprio operato diretto all’applicazione della misura più coercitiva (il carcere) per la libertà dell’indagato. “Gli (al Pubblico Ministero) abbiamo mandato una relazione poco tempo fa” aggiunge anche.

Politici di ogni schieramento si scagliano contro la categoria dei Magistrati rei, secondo loro, di operare in modo avulso dal sentimento popolare, addirittura di “creare un abisso” con la popolazione, causa le oramai ribattezzate “scarcerazioni facili”.

Il Ministro di Grazia e Giustizia chiede immediatamente gli atti del procedimento per monitorare l’operato della Procura. I genitori, gli unici che, per ovvie ragioni, non mi sento di giudicare, si dichiarano “vergognati di essere italiani, se la Giustizia è questa”.

I giornalisti sfornano infiniti servizi mielosi sostituendosi alla giustizia naturale e condannando l’omicida anche per la prima imputazione, dando per scontata la sua responsabilità.

Le polemiche sono state tanto feroci da indurre il PM del caso a rendere dichiarazioni per porre fine a detta mattanza nei suoi confronti. E, da dette esternazioni, si evince che la misura non è stata richiesta in quanto non vi erano prove sufficienti (i cosiddetti “gravi indizi di colpevolezza”) per l’applicazione di qualsivoglia provvedimento.

“Mancavano le prove” dichiara. Inoltre la persona che ha reso dichiarazioni circa l’operato della Polizia (o meglio, del suo operato), come esternato dal PM, non aveva neppure mai partecipato ai colloqui con il Magistrato nel caso in esame (ovviamente, hanno partecipato i suoi collaboratori).

E se a ciò si aggiunge che la “relazione” mandata al PM dalle forze di Polizia consta, naturalmente, di atti cui ha partecipato il PM, sia direttamente che su propria delega o comunque richiesti dallo stesso, e quindi ben conosciuti dal medesimo, si comprende come la decisione di non richiedere la custodia cautelare in carcere sia stata adottata con il maggior buon senso possibile, conformemente alle esigenze la cui sussistenza è necessariamente richiesta per l’applicazione di qualsivoglia misura cautelare.

Già, perché per richiedere, ed applicare una misura cautelare occorrono specifiche esigenze. Sintetizzando, dette esigenze sono raggruppabili in rischio di recidivanza, di fuga e di inquinamento  probatorio. Inoltre occorrono i già citati “gravi indizi di colpevolezza”. Nel caso in esame il PM ha deciso di non chiedere la misura coercitiva per antonomasia proprio per la mancanza dei suddetti indizi. In definitiva ha applicato la Legge.

Già, la Legge. Questa sconosciuta, evidentemente. E che venga ignorata dal cittadino comune può ancora essere tollerato. Che venga denigrata o biasimata da coloro che hanno perso un caro per una follia è comprensibile.

Quello che non può essere tollerato è l’ignoranza della stessa, o la strumentalizzazione di detta ignoranza, dei politici per porsi quali paladini del sentire diffuso nella popolazione, ricoprano o meno i medesimi cariche istituzionali.

I Magistrati sono sottoposti solo alla Legge. Il sentimento comune non ha nulla a che vedere con la normativa vigente. Se poi detto sentimento è talmente diffuso da comportare una modifica legislativa contribuirà nella formazione di una nuova norma. Fino a qual momento è la Legge vigente che va applicata.

Il nostro sistema non è perfetto? E quale sistema lo è. Il nostro è il migliore che possiamo, attualmente, avere. E’ un sistema basato su determinate garanzie e non sul sentimento personale o su meri “sospetti”. Se no si cade nell’auspicio al ritorno di sistemi istruttori anacronistici e dittatoriali. E’ già grave che un politico sieda in Parlamento o ricopra cariche istituzionali senza avere idea di come funzioni il nostro sistema penale nelle sue linee essenziali, che almeno non lo mostri così apertamente con esternazioni perniciose per l’intero sistema.

In un procedimento penale quello che conta, anche se può essere triste ammetterlo, è la verità processuale, basata sulle prove, e non quella fattuale.

Può non piacere ma garantisce il miglior metodo per ridurre il rischio di colpire penalmente degli innocenti, cadendo in errori giudiziari derivanti da mere convinzioni o addirittura da liberi arbitrii.

In definitiva dispiace, logicamente, per la perdita di una vita stroncata violentemente da un gesto folle ma sono contento che il PM di turno non abbia chiesto scusa per il proprio operato, cedendo alle ignobili richieste provenienti da ogni dove. Sarebbe stato come rinnegare ciò in cui si crede, il sistema, la Giustizia.

Già, il sistema … chi non si è nemmeno preoccupato di conoscerne le basi avrebbe fatto meglio a stare zitto.  

Questioni sconosciute..ultima modifica: 2007-08-22T18:20:00+02:00da pedro2509
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