Che fortuna!

La scorsa settimana in Cina sono morti un numero ancora imprecisato di minatori intrappolati in una galleria sotterranea causa un cedimento strutturale.

A due giorni dalla tragedia la rabbia dei parenti dei minatori è esplosa in manifestazioni violente nei confronti della società gestrice la cava. La motivazione? Era una settimana che non forniva loro alcuna notizia inerente la sorte dei rispettivi cari. “Per sapere qualcosa dobbiamo guardare i telegiornali stranieri” dichiarano ai giornalisti.

Qualche giorno più tardi in Brasile scoppia una rivolta in un carcere. La tensione fra due bande rivali di carcerati sfocia in una carneficina per uno dei gruppi che muore asfissiato dalle esalazioni di fumo porvenienti da un incendio appicato, sembra, dalla frangia rivale. I parenti dei detenuti affollano il circondario della struttura in cerca di notizie sui nomi dei deceduti. Vengono lasciati all’oscuro di tutto per giorni. Nessuna notizia trapela dall’istituto.

Il nesso fra episodi accaduti agli antipodi del mondo è chiaro: in ambo i casi l’autorità, privata o pubblica, più influente ha chiesto, ed ottenuto, il silenzio stampa. Le notizie si avranno solo, e quando, loro vorranno.

Per fortuna nostra, e della cronaca in generale, c’é l’Italia! 

Qualche settimana addietro si consuma un efferato delitto alla porte di Pavia. Chiara, una giovane ragazza, viene uccisa in modo brutale. Tante voci e poche prove circa l’assassino/a.

Sembra il caso ideale per farsi un pò di pubblicità speculando sul sentimento popolare ed infatti ecco che qualcuno non perde tempo.

Da allora  si scatena una caccia mediatica all’assasino. Prima i giornalisti (sempre i soliti, tra l’altro) sfornano servizi ricchi di patos e musichette strazianti di sottondo sulle vite spezzate della famiglia della vittima e del suo fidanzato, poi insinuano il dubbio sul fidanzato stesso della vittima, poi spostano la loro attenzione sulle cugine della medesima. Il tutto in un turbine di bramosia mediatica nella più totale indifferenza del limite fra la cronaca e la speculazione.

Della vita dei “sospettati” ormai sappiamo tutto: quante biciclette hanno in casa, il lavoro dei genitori, le loro origini, i rapporti con personaggi noti o presunti tali, quante volte al giorno escono a far compere e cosa acquistano, le difficoltà emotive, i pettegolezzi più glamour.

Si è arrivati al punto da essere aggiornati quasi in tempo reale sulle indagini degli inquirenti (che, tra l’altro, dovrebbero essere coperte dal massimo riserbo).

Arrivano anche i paparazzi sul luogo del delitto (e sul punto non mi voglio neppure pronunciare, non ne vale la pena) e spuntano anche medium che “sanno chi è l’assassino”.

L’invasione mediatica è stata tanto furente da indurre il Procuratore di turno a lanciare un appello, anch’esso mediatico, affinché i giornalisti facciano un passo indietro.

Chiunque cerchi un briciolo di popolarità si appresta a rilasciare un’intervista sul caso, ne sia competente o no (tanto che importa, di sciocchezze se ne dicono tante: una in più, una in meno …), sia sospettato o meno.

Le figure che speculano sul caso abbondano e sembrano sempre più crescere. Non mi stupirei di vederle in qualche programma televisivo di dubbio valore come ospiti o in qualche reality, fra un pò di tempo. 

Ma l’atteggiamento che mi lascia più sconvolto è proprio quello delle autorità. Dovrebbero far rispettare la Legge, che prevede la segretezza degli atti di indagini, fino alla loro conclusione.

Se non si tratta di un atto cui ha diritto a partecipare il difensore dell’indagato nulla dovrebbe trapelare dalle mura del palagiustizia/tribunale/procura competente.

E se avvengono le sempre più note “fughe di notizie” bisogna cercarne i responsabili e punirli severamente, chiunque essi siano. In caso contrario si rischia di trasformare il caso in una farsa mediatica a scapito delle vere indagini.

Chiedere ai giornalisti di fare un passo indietro? Ma stiamo scherzando?! Ma che non disturbino le indagini senza troppe piangerie.

Il diritto di cronca è sacro ma anch’esso ha dei limiti. Se interferisce con le indagini e viola sistematicamente i diritti degli indagati i responsabili vanno puniti.

Sono passati pochi giorni dall’omicidio e, purtroppo, vi sono già parecchi vincitori ed ancora nessun colpevole.

Come siamo fortunati!

Che fortuna!ultima modifica: 2007-08-26T22:40:00+02:00da pedro2509
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