Quattro semplici numeri.

11.09. Quattro semplici numeri, carichi di una terribile memoria.

Sei anni addietro due aerei si schiantarono contro le Twin Towers, emblema nel mondo di New York e dell’America (USA) intera. Emblema degli americani, della loro cultura occidentalizzata.

Emblema, per più aspetti, della medesima cultura che connota sotto molti punti anche la nostra.

Quasi mezzo pianeta viene svegliato di sopprassalto, quasi sopito, dalla propria illusione di potenza ed invulnerabilità. Ed il risveglio è brusco e doloroso.

Il mondo, è pacifico e non è retorico, da quel giorno è cambiato

Non credo dimenticherò mai quel pomeriggio. Ero a casa, era martedì, stavo studiando per un esame universitario. Ero in “pausa caffé” (rigorosamente decaffeinato e versato in un mug enorme). Accesi la televisione per caso, per rompere la noia del momento.

Tanti programmi,una sola immagine.

Definirla inaspettata sarebbe stato riduttivo.

Non si capì subito quello che stava accadendo. Con il passare dei minuti la fredda realtà soppiantò la morbosa curiosità connaturata “all’incidente”.

Non dimenticherò mai quel pomeriggio anche, e soprattutto, per il sentimento spaventosamente umano provato. Il cordoglio per la tragedia umana immediata, forse troppo rapidamente, lasciò il posto all’egoismo più sfrenato.

Caddi in un profondo senso di insicurezza. Avevo paura. Tutte le mie certezze, figlie di una visione ancora troppo immatura della nostra società, erano di colpo crollate e si erano svelate per quello che realmente erano: un fragile castello di carte. Non vi era posto al mondo in cui avrei potuto considerarmi al riparo dal “nuovo” pericolo.

Fu un sentimento che mi seguì per qualche giorno. Poi, lentamente, la ragione, o forse il senso di soppravvivenza, o la voglia di tornare a vivere, od il desiderio di essere forte, di non arrendermi, riprese il controllo delle emozioni.

Nel frattempo tutto il mondo capì che Ground Zero era stato solo la punta di un iceberg che l’avrebbe investito, volente o nolente.

Da allora si sarebbe parlato di “guerra preventiva”, “terroristi”, “talebani”, “integralisti islamici”, “democrazia”, “libertà”, “guerra giusta”, spesso e volentieri con significati prettamente faziosi.

Termini poco conosciuti quali “cluster bomb” o “antrace” arricchirono il vocabolario comune di ogni lingua, fino a divenire quasi parole di uso quotidiano.

Di certo siamo in guerra. Una guerra silenziosa ed infida ma micidiale.

Con l’ 11-09 i terroristi hanno raggiunto un fondamentale obbiettivo: hanno colpito al cuore il senso di sicurezza intrinseco ad di ogni uomo.

Gli occidentali (ma anche alcuni Paesi islamici) con alcuni loro comportamenti (ricordate la “guerra santa”?) hanno contribuito al raggingimento di un’altro obbiettivo dei terroristi: lo scontro di civiltà, indispensabile per l’arruolamento di nuovi “combattenti”.

“Martiri” trovati nei sobborghi più emarginati della società, dove, è triste dirlo, regna l’ignoranza ed il rancore per sogni infranti o speranze troppo presto ridimensionate. Ove anche un folle può permettersi di autoproclamarsi custode di una suprema Verità e diventare un novello profeta.

Il tutto nel nome del Corano, in sfegio della medesima anima acculturata dello Stesso (l’ho già scritto in un post ma è apportuno ribadirlo: il Corano è cultura. Basta leggere qualche Sura per capirne la profondità dei concetti, anche se non si è freguentato una Matrassa).

L’inevitabile generalizzazione abbinata all’etnocentrismo occidentale ha fatto il resto.

Siamo in guerra. Dobbiamo vincerla o, quantomeno, dobbiamo sopravviverne.

Ma non possiamo farlo da soli. Abbiamo bisogno dell’aiuto dei Paesi islamici. Anche loro, infatti, sono nel mirino degli estremisti. Chiunque non segue la loro personale inerpretazione religiosa, spesso coincidente con interessi più temporali che spirituali, lo è.

Per ottenere detto aiuto dobbiamo però sdoganarci dalla preponderante diffidenza che ha connaturato i rapporti fra i Paesi occidentali e quelli islamici dopo l’inizio della “guerra al terrorismo”.

Ignorare il problema, ritenerlo di competenza di altri, non solo è riduttivo ma è oltremodo deleterio.

Professare la chimera della pace universale a tutti i costi non solo è utopico ma è tendenzioso ed irrealistico.

Autoeleggersi unica vera civiltà con tanto di diritto a “esportare” la propria cultura, come se fosse l’unica accettabile, non solo è arrogante ma è estremamente pernicioso.

L’ 11-09 ha imposto un cambiamento delle vecchie debolezze politico – cultural

i (in tutti i sensi). Non tutti hanno però appreso l’insegnamento.

Un’ unica certezza permane: da quel giorno il mondo è cambiato.

Ignorare questo dato di fatto è inutile.

Quattro semplici numeri.ultima modifica: 2007-09-11T13:15:00+02:00da pedro2509
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