Eventi straordinari.

Due incredibili eventi stanno monopolizzando l’attenzione mediatica internazionale in questi ultimi giorni.

Da una settimana oltre 10000 monaci buddisti stanno letteralmente “marciando” contro il governo militare del Myanmar.

Da due- tre giorni le potenze mondiali sembrano occuparsi di quello che, ormai, è un caso politico internazionale, ossia la possibile repressione armata della protesta.

Non so quale evento faccia più scalpore.

Già, perché che i monaci buddisti si siano sempre posti contro i poteri autoritari e dittatoriali, dalla parte della popolazione più povera, non è una novità, seppur con alterne vicende. Che la popolazione accompagni tale fiumana rosso porpora sotto i capricci dei monsoni (quasi un simbolico bagno rituale rigenerante), “scortandola” ed acclamandola anche contro i divieti espressi delle autorità locali e le relative non troppo velate minacce di intervento armato, è decisamente raro.

Che le potenze mondiali si occupino espressamente di un tale problema in un Paese non particolarmente riguardevole, economicamente parlando, è eccezionale.

Ma andiamo per ordine: il governo filomilitare dell’ex Birmania accresce la pressione sulla popolazione povera con un aumento eccessivo del prezzo del carburante. E’ la goccia che fa traboccare il vaso. Un gruppo di monaci, come in una favola di ancestrale memoria, decide di percorrere il Paese in segno di protesta.

Lo sparuto numero iniziale di “sobillatori” cresce di metro in metro fino alla ragguardevole cifra di 10000 unità.

Le autorità locali vietano ogni manifestazione di protesta lasciando prevedere, in caso di “disordini”, un energico intervento “riappacificatore”.

Ma ecco il primo imprevisto: la gente comune decide di appoggiare la protesta dei monaci (ormai dalle vesti irriconoscibili causa le piogge torrenziali), anche in sfregio alle minacce dell’autorità. Ogni giorni il drago rosso della marcia viene sostenuto da migliaia di comuni cittadini e finisce alla ribalta delle cronache, non solo nazionali.

La leader dell’opposizione, Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace, agli arresti domiciliari da anni, esce perfino in strada, sfidando le guardie poste a presidio della sua abitazione, per salutare in lacrime il coraggio dei monaci e la partecipazione popolare. Le guardie, sorprese, la lasciano fare.

Cresce la tensione; il governo sembra pronto all’intervento armato: troppo clamore mediatico è pernicioso per sedare la protesta. Bisogna agire subito.

Ma ecco il secondo imprevisto: la Cina, Paese “amico” del governo del Myanmar si proclama espressamente per una soluzione pacifica del caso.

J.W.Bush, presidente Usa, di fronte alle NU, minaccia di richiedere pesanti sanzioni economiche nei confronti del governo militare in caso di repressione armata della protesta.

Era, forse, dalla rivoluzione studentesca in Cina che un’insurrezione pacifica a rischio repressione, in Asia, non attirava tante attenzioni internazionali. Mai, forse, ne avevano attirate le precedenti proteste dei monaci buddisti (basta ricordare l’occupazione militare cinese nel Tibet).

Anche a questi interventi non sono state lesinate critiche. Che sia un caso che Cina ed Usa si siano riscoperte pro proteste dei monaci nel medesimo giorno in cui alle NU si discuteva della bozza contro la pena di morte nel mondo (Cina e Usa sono i Paesi con più condanne capitali eseguite all’anno)?. Le male- lingue potrebbero considerare il loro impegno un tentativo di sviare il discorso.

Ma intanto, a prescindere dagli intenti, i suddetti interventi sembrano aver focalizzato l’attenzione mondiale sul Paese e sulla possibile repressione.

Già, è notizia di qualche ora addietro, alcuni monaci sono stati picchiati nella capitale del Myanmar ed altri sono morti a seguito di uno scontro con la polizia locale.

Le minacce della comunità internazionale sono state chiare, la risposta del governo locale lo è stata altrettanto.

Si avrà il coraggio di dimostrare che le NU valgono ancora qualcosa o si soprassiederà per l’ennesima volta alla repressione dei diritti civili basilari di una popolazione, magari per “non esporsi troppo”?

Perché non vi sia un Tibet II.

Intanto nell’ex Birmania continua a piovere, ma ai monaci non importa.

Fabio

Eventi straordinari.ultima modifica: 2007-09-26T13:50:27+02:00da pedro2509
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