Omaggiamo tutti il Dalai Lama!

La scorsa settimana il Congresso degli Stati Uniti d’America ha insignito il Dalai Lama, leader spirituale del mondo buddista ed emblema dell’oppressione cinese nel Tibet (è in fuggito in India dopo l’occupazione rossa nel 59’), della “medaglia d’oro”, la più alta onoreficenza americana per coloro che non possiedono la cittadinanza USA.

Ieri lo stesso ha fatto il Canada.

E’ subito sorta una crisi diplomatica fra USA – Canada e Cina. E’ un affronto nei confronti della Cina, è un’ingerenza intollerabile nelle questioni interne, disse il governo ex Mao, minacciando, non molto velatamente, gravi ripercussioni nei rapporti commerciali fra i Paesi.

Il motivo di tanta aspra reazione? Semplice: il Dalai Lama è il vero leader spirituale in Tibet, regione, o meglio, Stato, occupato e soggiogato (non spiritualmente) dalla potenza economica cinese. E’ considerato alla stregua di un reazionario, un criminale politico (dopotutto perora la causa delle migliaia di tibetani che, ben lungi dall’aver accettato la loro triste (o gloriosa, dipende da che parte la si guarda) sorte di occupati, rivendicano la loro indipendenza dal giogo comunista in nome delle libertà e dei diritti fondamentali riconosciuti da quasi tutti i Paesi del mondo ma che sulla catena montuosa più famosa, e sognata del pianeta sembrano essere bellamente ignorati).

Già, perché il Tibet è uno stato che, sotto la neve che l’avvolge, arde di speranze e questo la Cina non lo accetta. Anzi, ritiene, la stessa, di aver “portato la civiltà” in un Paese retrogrado, incivile, privo di infrastrutture. Si, ma quale civiltà? Quella che ha portato al massacro e all’isolamento dei monaci buddisti che rivendicavano la loro libertà di pensiero, di culto? O quella che si è autoproclamata tale in quanto capace di costruire il treno più alto” del mondo (che ha la stazione di arrivo quasi a 5000 m. s.l.m.)?

Chi ve lo ha chiesto di portate questa civiltà, rispondono i tibetani. Noi no di certo. E’ stata una prepotenza nei confronti di un Paese pacifico ed indifeso che basava (e basa) tutto il proprio sapere sulla spiritualità.

La Cina è ben consapevole di non avere alcun controllo sul Tibet. I tibetani rimangono fedeli al Dalai Lama, proprio come ad un re in esilio.

La Cina ha anche, più volte, provato ad “invitare” il Dalai Lama a far ritorno nel proprio paese (…in Cina, secondo i cinesi), Non è stato un gesto di distensione politica, anzi. E’ stato un disperato tentativo di legittimare la presenza dei cinesi in una regione a loro molto ostile. Se il Dalai avesse accettato “l’invito”, avrebbe, indirettamente, avvallato la presenza rossa nel suo Paese.

Il Dalai non cadde nel tranello e continuò la sua battaglia nel mondo.

E’ questo che dà fastidio alla Cina: la pubblicità negativa. Con la sua opera informatrice porta a conoscenza degli altri Paesi la sistematica violazione da parte dei cinesi dei diritti più elementari dei tibetani.

Per questo, grazie alla posizione di potenza economica, la Cina si permette di minacciare sanzioni commerciali nei confronti dei Paesi che accolgono il Dalai Lama e ne riconoscono l’attività di pace dello stesso.

Usano la prepotenza derivante dalla loro posizione forte proprio come fecero nell’immediato dopoguerra nei confronti dei tibetani, quando decisero di impossessarsi degli enormi giacimenti minerari della regione e di spazzare via tutto ciò che avrebbe potuto impedire tal impossessamento.

Però i tempi sembrano cambiati. Gli USA hanno conferito le loro onoreficienze nonostante le minacce.

Il Canada ha fatto altrettanto. Due segnali forti che dovrebbero far riflettere la Cina. Con la prepotenza non ottieni più nulla. E’ ora di cambiare.

Se tutti i Paesi che credono veramente nel concetto di libertà facessero altrettanto senza preoccuparsi dei rapporti commerciali con la potenza di turno la stessa sarebbe costretta a mutare il proprio atteggiamento (se no, con chi commercia?).

Fino a quel momento i Paesi che si reputano tali ma che preferiscono rimanere silenti ed inermi in nome dell’interesse all’economia interna dimostrano solo di essere ipocriti.

E fra qualche tempo il Dalai Lama ha in programma di venire in Italia. Speriamo che la nostra politica non si riveli deludente ed ipocrita per l’ennesima volta.

Omaggiamo tutti il Dalai Lama!ultima modifica: 2007-11-02T19:35:00+01:00da pedro2509
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